Ma se proprio esiste Dio che benedica quelle sbronze in cui c’è da comprare vocali e in cui ce ne freghiamo del modo in cui ridiamo. Quelle serate in cui è bello essere se stessi e smettere di pensare, che il locale non fa serata e allora ce la inventiamo.
Dio benedica esattamente queste serate in cui possiamo finalmente sentirci al sicuro, anche se c’è un po’ di alcool in più nelle vene.
Nessuno ci salverà e allora ci sei tu e una vodka alla menta e, giuro, il mondo può sembrare di nuovo bello.

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Ma è come se mio non lo fosse mai stato e lo fosse stato sempre.
Come credo che siamo stati “noi” da lontano per così tanto tempo che ci siamo abituati a comunicare attraverso gli occhi e i sorrisi imbarazzati.
Come la netta sensazione d’aver perduto la cosa migliore che potesse capitarmi senza averla mai avuta, anche se credo d’averla avuta più di chiunque altro.
Che Parigi non è così lontata, che siamo pur sempre sotto lo stesso cielo, che proprio non l’ho capito cosa va a studiare là, che dice che quello che l’ha colpito di me è “quella cosa che fai lì quando, da lontano, mi cerchi con lo sguardo e non mi abbandoni un secondo” “strano, è la stessa cosa che mi ha colpito di te”, che proprio non si possono dimenticare occhi buoni e profondi come quelli.
Che sarà, è solo Parigi, è solo stata la fine e l’inizio insieme di un instante che avevamo già dentro tutti e due.

È arrivato quel preciso momento in cui ogni canzone che ascolti ti uccide, ogni parola sembra entrarti dentro e andare a sbattere contro ogni organo vitale.
Ma anche stavolta non hai avuto il coraggio di inventarti un addio e allora mi è toccato sognarlo.
Questi sbalzi d’umore e d’amore rendono i miei occhi stanchi, la mia speranza fragile e il mio coraggio debole. Ma è questa la mia la malattia, sono condannata alla logorante idea di non arrendermi e andare avanti sempre anche se si tratta di andare a sbattere contro un muro “che prima o poi lo butto giù”, anche se è il muro che piano piano rischia di buttare giù me.
Vorrei imparare a nascondermi in una dimensione senza tempo e spazio dove il peso di tutte le piccolezze non si faccia sentire, vorrei.. ma da quando ho sconfitto l’apatia non riesco ad abbandonare questo spaventoso mondo “un po’ contro natura”.

Ma poi nessuno viene a salvarti. Sie tu da sola che decidi di tirarti su, di vivere. Perché? Sono finite le sigarette, forse. O forse è una sfida col mondo che non ti manda nessuno a salvarti e allora sei te da sola che devi salvarti.

Ma che rumore fa una persona quando cade a pezzi?